DIDATTICA A DISTANZA E LEZIONI MULTIDISCIPLINARI CON IL DOTT. CAMPELLI

#lascuolanonsiferma

In coincidenza con la liberazione di Silvia Romano all’IIS Cellini si parla della risoluzione del conflitto arabo israeliano con il dott. Campelli


Per una meravigliosa coincidenza, nei giorni in cui la cooperante Silvia Romano è stata liberata dopo più di un anno di prigionia, l’Istituto Cellini ha ospitato un altro degli italiani impegnati in azioni internazionali e che fanno grande il nostro paese: Enrico Campelli, dottore magistrale in relazioni internazionali, master in risoluzione di conflitti e mediazione, dottorato di ricerca in diritto pubblico comparato ed internazionale; ha lavorato come mediatore, educatore e facilitatore in Israele, Palestina e Giordania, cura ancora adesso una rubrica legata al diritto costituzionale israelo-palestinese ed ha al suo attivo numerose pubblicazioni di fascia A sul conflitto arabo israeliano.

L’incontro, organizzato dalla professoressa Caterina Di Giorgio, in accordo con le colleghe Laura Armano e Francesca Moretti, si inserisce perfettamente nell’indirizzo dato dall’Istituto di una programmazione interdisciplinare e volta ad affrontare nodi tematici attraverso più punti di vista. 

L’oggetto della conferenza, culmine del progetto, è stato proprio il “Medio Oriente – Capire l’oggi”. In preparazione dell’evento, i ragazzi hanno affrontato l’analisi del territorio palestinese in Geografia, il rapporto tra i monoteismi in Storia, approfondito il tema in Lettere con la lettura di brani tratti da “L’attentatrice” di Tasmina Khadra, per giungere pronti ad interagire con l’ospite illustre. 

Nel talk, avvenuto grazie alle possibilità offerte da GSuite, il dottor Campelli ha mostrato le ragioni, le tempistiche e le difficoltà di risoluzione di un conflitto le cui origini si perdono nel passato, spiegandone incongruenze, problemi di datazione e soprattutto semplificazioni che molto spesso appiattiscono il discorso su strade interpretative errone. Si tratta, suggerisce, di un conflitto difficile “perché entrambi hanno ragione”, e che la banalizzazione della questione religiosa spesso riproposta in più salse nasconde in realtà un attrito politico che si gioca su un equilibrio estremamente fragile. 

Dopo una prima parte istituzionale, si è scesi nel merito, attraverso l’esperienza del relatore negli anni spesi in quel territorio martoriato e sulle attività ricoperte in veste di cooperante. Si è trattato certamente del momento che ha più toccato i ragazzi: ad emozionare è stato in particolare il racconto dei 13 secondi disponibili per raggiungere il rifugio più vicino durante lo “tzeva adom”, il codice rosso, sancito dalla voce metallica degli altoparlanti, e la canzone utilizzata dalle maestre per tranquillizzare i bambini nelle scuole.

A seguire la prof.ssa Laura Armano, docente di lingua e letteratura inglese, ha raccontato con parole ed immagini la propria esperienza in Israele, da studentessa universitaria, avvenuta nel 2014. I suoi ricordi, rigorosamente esposti in english, spaziano dalla necessità di acquistare e vestire gonne immense e capi a maniche lunghe per coprire ogni parte del corpo, nonostante fosse luglio inoltrato, fino alla sorpresa degli abitanti della zona ultraortodossa di fronte ad una donna capace di comprendere non solo la lingua ma anche cosa volessero dire, cosa per loro assolutamente inusuale, data la condizione di inferiorità rispetto agli uomini tipica della loro comunità.

I circa sessanta ragazzi, provenienti dagli indirizzi tecnico, scientifico e linguistico, sono rimasti incantati, commossi e hanno risposto con una grande partecipazione, attraverso quesiti, curiosità che hanno animato il dibattito, per un incontro durato due ore.

Le crisi nascondono spesso opportunità, ed una di queste, attraverso la DaD (didattica a distanza, per i non addetti ai lavori), è poter ospitare conferenze con oratori provenienti da luoghi diversi, magari difficilmente raggiungibili in altro modo. L’occasione è stata ideale per portare i ragazzi a discutere di complessità, di conflittualità e di uno scontro che oggi sembra essere su un crinale negativo, in via di peggioramento, e che purtroppo si riassume in uno dei dialoghi raccontati da Enrico: di fronte ad uno sminatore, in un eccesso di arroganza, come lui stesso ha confessato, gli avrebbe detto: “non vedi che c’è qualcosa di assurdo in tutto ciò?” e lui gli ha risposto, stizzito: “tu a me vieni a dire che qualcosa non va? Da tre anni porto una piastrina ad entrambe le caviglie, così in caso di esplosione potrebbero ricomporre il mio corpo, e tu mi chiedi se non sia così facile risolvere tutto ciò?”

Caterina Di Giorgio